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Stoccaggi in sottosuolo

Il problema dello stoccaggio di grandi quantità di liquidi o gas è risolvibile, dal punto di vista della sicurezza e dell’economicità, solo utilizzando idonee strutture nel sottosuolo. Occorre distinguere tra due principali categorie: formazioni rocciose che possiedano un’elevata porosità intrinseca (stoccaggio in serbatoio poroso) e cavità ricavate con tecniche di soluzione in potenti formazioni saline, in particolare nei domi salini (stoccaggio in caverna). L’isolamento delle caverne in formazioni saline è garantito dalle proprietà fisiche del sale stesso e dalle rocce di copertura. Le formazioni rocciose ad alta porosità (ad es. calcari o arenarie), sono invece adatte allo stoccaggio in sotterraneo solo quando siano ricoperte da una barriera di roccia impermeabile all’interno di trappole strutturali. Giacimenti esauriti di idrocarburi (olio o gas) rappresentano i siti di stoccaggio maggiormente utilizzati, in quanto i giacimenti naturali già rispondono ai requisiti geologici richiesti e, inoltre, la conversione dalla produzione allo stoccaggio si avvantaggia dei pozzi e dei sistemi di raccolta e distribuzione già esistenti.

Fino a poco tempo fa, lo stoccaggio in sottosuolo era focalizzato a salvaguardare la disponibilità di gas naturale, bilanciando le fluttuazioni stagionali della domanda e mitigando eventuali irregolarità nell’approvvigionamento. Nei settori tedesco e austriaco del Bacino della Molassa sono operativi 13 impianti di stoccaggio in sottosuolo, localizzati in giacimenti esauriti di idrocarburi e che coprono una quota importante del fabbisogno nazionale di Germania ed Austria e altri siti sono in fase di sviluppo. In Pianura Padana sono invece attivi 9 siti, di cui 5 in Lombardia e 4 in Emilia-Romagna, anch’essi localizzati in giacimenti di idrocarburi esauriti.

Oggi, tuttavia, un aumento dell’utilizzo del potenziale di stoccaggio in sottosuolo fa parte anche di scenari diversi, nell’ambito delle politiche per la riduzione dei gas serra. Lo sviluppo di energie rinnovabili può essere infatti notevolmente favorito dalla possibilità di accumulare in sottosuolo combustibili sintetici derivanti da fonti rinnovabili (solare ed eolico), compensando così l’irregolarità intrinseca di queste fonti. Senza stoccaggi su vasta scala in sottosuolo di idrogeno, metano sintetico o di aria compressa (CAES), queste fonti di energia rinnovabile non potranno diventare una quota strutturale per la produzione di energia elettrica e le tecnologie di produzione distribuita non potranno essere efficacemente integrate. Inoltre, lo stoccaggio geologico di anidride carbonica (CCS) in strutture idonee nel sottosuolo, potrà contribuire sostanzialmente alla riduzione dei gas serra, anche se andrà a sovrapporsi ad altri utilizzi, già presenti, delle risorse del sottosuolo.

I modelli tridimensionali realizzati dal Progetto GeoMol forniranno informazioni sull’estensione e gli spessori di potenziali rocce-serbatoio e sulle adiacenti rocce-barriera, nonché su particolari situazioni strutturali, come le trappole strutturali. GeoMol, quindi, costituisce un importante strumento a supporto delle decisioni sulle future politiche energetiche.



GeoMol is funded by the Alpine Space Programme
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